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seminario permanente storia e storiografia università degli studi di Salerno

Crimine “politico”, politica “criminale”? _ 4-5 aprile 2017_ — 20 marzo 2017

Crimine “politico”, politica “criminale”? _ 4-5 aprile 2017_

crsCrimine “politico”, politica “criminale”?

 

Seminario di ricerca

Università degli studi di Salerno, 4-5 aprile 2017

 

 

 

Il seminario analizza le contiguità e sovrapposizione di soggetti che siamo abituati a chiamare criminali, con coloro che sono comunemente definiti come sovversivi e/o terroristi. Si tratta di fenomeni comuni all’indomani della sconfitta di un tentativo rivoluzionario, durante molti conflitti civili e nei dopoguerra conseguenti, quando diventa più labile, o sparisce, il confine tra mobilitazione politica ed attività criminale. In entrambi i casi l’utilizzazione di «criminali» nella battaglia politica o i processi di «criminalizzazione» dell’avversario politico sono fenomeni ben noti, così come il fenomeno inverso, il passaggio di soggetti politici ad attività criminali (o la convivenza tra i due fenomeni). Il seminario riflette su chi attenta alla salute del corpo sociale e del regime politico, su come sia stato storicamente identificato in un discorso sociale di inclusione/esclusione, strettamente interrelato ai quadri normativi che definiscono un outlaw, con le relative pratiche giudiziarie, poliziesche e militari che stabiliscono i confini dell’ordine pubblico.

crimine politico 

24/03/2017 _ Public historians: gli storici tra accademia e mercato _ — 2 marzo 2017
21-22/01/2015 _ Cause Perdute — 9 dicembre 2015

21-22/01/2015 _ Cause Perdute

 

sideCAUSE PERDUTE

Miti e culture dei vinti tra Ottocento e Novecento

Università di Salerno, 21-22 gennaio 2016

La creazione di sub culture politiche e strategie di sopravvivenza simbolica sono comuni nelle società che hanno vissuto momenti drammatici e fratture radicali. Questi meccanismi, spesso presenti quando vengono distrutte comunità politiche o stati, attraverso sconfitte militari, crisi morali, collassi istituzionali, producono una cultura dei vinti che, in maniera più o meno efficace, crea delle identità collettive, rielaborate a seconda delle congiunture storiche: le cause perdute.

 

I perdenti sviluppano una relazione che mischia il presente e la memoria. Le cause perdute sono rintracciabili in numerose esperienze dell’età contemporanea dalle guerre civili ottocentesche alle vicende dei bianchi russi o dei nazionalisti cinesi nel Novecento. Se non capaci di ribaltare le condizioni politiche e sociali determinate dalla disfatta, rielaborano la loro sconfitta in forme diverse, a volte combinando nostalgia e mitizzazione del passato, in altri casi producendo riflessioni teoriche solide e durature: la costruzione del mito della causa perduta generato dai vinti dopo la fine del conflitto

 

Il seminario si concentra su narrazioni che producono strutture retoriche efficaci. Per mantenere un profilo di organicità tra i casi proposti, ma anche per le strette relazioni tra alcune cause perdute e le guerre civili, propone l’esame di esperienze dove la conclusione dei conflitti ha una stretta connessione con lo formazione degli stati moderni, o la loro rifondazione. I primi casi riguardano alcuni patriottismi monarchici sconfitti nei conflitti ottocenteschi: il legittimismo francese, il carlismo spagnolo e il borbonismo napoletano, che avevano le proprie radici nelle guerre dell’Impero e nei conflitti tra rivoluzione e contro rivoluzione e si rinnovarono poi nello scontro con il liberalismo. Gli altri spostano la prospettiva su movimenti che si formano dopo conflitti civili condizionati dalla presenza di diversi progetti nazionali, come il mito confederato nordamericano e il reducismo messicano, o che intrecciarono le guerre interne con grandi conflitti globali, come nel caso dei banchi russi o dell’Italia dopo la guerra.

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Risorgimento in Guerra — 19 novembre 2015

Risorgimento in Guerra

FedericoII

Dipartimento di Studi Umanistici

Progetto di Ricerca Dipartimentale: Spazio, Potere, Cultura, Territorio nel Mezzogiorno Continentale tra l’Antico Regime e l’Unificazione Nazionale

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Dipartimento di Studi Umanistici

Centro Interdipartimentale per lo Studio dei Conflitti in Età Contemporanea

Dottorato di Studi Letterari, Linguistici e Storici

 

Con il patrocinio di

logo

 

 

Società per gli Studi di Storia delle Istituzioni

Risorgimento in Guerra

Eserciti, conflitti armati e violenza politica nell’Ottocento italiano

 

Napoli-Salerno, 8-9 novembre 2016

 

 

 

Presentazione

Il problema della guerra è al centro di un numero crescente di studi ed analisi delle Scienze sociali. Ma anche l’interesse della storiografia è notevolmente cresciuto negli ultimi anni. Attraverso la prospettiva del conflitto, per altri versi, si sono analizzati i processi di crisi di sistemi imperiali, di distruzione di antiche formazioni istituzionali e di costruzione di nuovi stati nazione.

Queste ricerche hanno rinnovato lo studio dei contrasti principali (politici, ideologici, nazionali, religiosi, economici) e degli scenari congiunturali che determinano l’esplosione delle guerre (fenomeni rivoluzionari e controrivoluzionari, progetti ideologici e cambi di regime, secessioni o regionalismi, conflitti nazionali o sociali, scontri tra colonie e metropoli). Soprattutto esse hanno messo in evidenza la possibilità di utilizzare lo studio del conflitto stesso per comprenderne la capacità di plasmare e trasformare la società e determinare un cambiamento dei progetti nazionali, delle fratture sociali e delle appartenenze politiche.

Questa prospettiva consente di verificare come la guerra e il conflitto determinino la formazione di progetti nazionali, di modelli alternativi o competitivi di state building, cambino la relazione con il territorio e con la popolazione, contribuiscano a mobilizzare e politicizzare settori della società.

Il caso italiano si presta a questa linea di ricerca, in una dimensione sia nazionale che di comparazione internazionale. Se esaminiamo l’Italia dell’Ottocento attraverso l’angolazione del conflitto ci collochiamo in un territorio che, in circa ottant’anni, conobbe tutto il repertorio possibile della violenza e della mobilitazione politica: attività segreta, organizzazioni paramilitari, guerriglia rurale, crescente volume degli eserciti, mobilitazioni di apparati logistici, faide locali e familiari, politiche di repressione poliziesca, sperimentazione di forme di organizzazione politica moderna. Un processo che favorì lo sviluppo di retoriche nazionali e progetti statuali, una intensa politicizzazione della società, la minaccia (e a volte l’esplosione) di conflitti civili, con le conseguenti difficoltà di integrazione tra le parti, la ripetizione della violenza e la inevitabile frammentazione della società e dello stato.

Negli ultimi lustri la storiografia ha fatto uso della categoria di conflitto soprattutto in relazione alla vicenda del Regno delle Due Sicilie. L’ha declinata prevalentemente nel senso di conflitto politico e/o sociale interno alla popolazione del regno e ne ha ricostruito la ricca trama di immaginari, ideologie, aspirazioni contrastanti. Ne è emerso il quadro di una società divisa di fronte alla sfida della modernizzazione politica, ma sostanzialmente coinvolta in quest’ultima nella sua totalità. Dall’ arrivo dei francesi in avanti, sino all’Unificazione nazionale e almeno al Decennio ad essa successivo, il Mezzogiorno conobbe una netta divaricazione tra coloro che aderivano alle correnti di trasformazione politica in senso liberale-democratico e coloro che invece militavano nel campo opposto. Quella che è emerso con evidenza è che quest’ultimo non era rappresentato soltanto dagli apparati autoritari dinastici e di governo, ma anche da forze variamente espressive di settori della società civile. Il fronte liberal-democratico e quello conservatore – i cui rispettivi confini erano per altro spesso labili e incerti – si appoggiavano a ideologie di riferimento diverse, ma avevano un importante tratto in comune: quello di rappresentare il riflesso di una esperienza collettiva di politicizzazione in senso moderno; una esperienza che, anche in campo conservatore, chiamava la cittadinanza alla partecipazione attiva alla politica, sulla base di modalità di espressione forse ancora in parte da indagare nella loro ricchezza e nella loro specificità.

Se questo modo di studiare i decenni risorgimentali risulta per qualche verso più facilmente proponibile per la realtà continentale del Regno delle Due Sicilie, nella quale l’idea dell’identificazione del potere costituito con il dominio straniero si presenta di per sè problematica, riteniamo però che possa risultare proficuo metterlo alla prova anche per altri contesti territoriali della penisola preunitaria ( e immediatamente post-unitaria); dallo Stato Pontificio al Regno di Sardegna, dal regno Lombardo-Veneto al Granducato di Toscana e ai ducati padani.

Spesso il rapporto tra spazio, politica e potere che derivava da simili linee di conflitto si colorava di forti caratterizzazioni di tipo areale o subregionale. L’Italia del Risorgimento si presentò, in tal senso, come un territorio dai colori politici frastagliati, quasi come un mosaico di appartenenze politiche regionali e subregionali, molti dei cui tasselli spaziali restano tuttora da indagare.

L’idea è, dunque, che si possa, in relazione a molti altri contesti regionali oltre quello meridionale, raccontare i decenni dell’Ottocento pre e post-unitario anche sotto il segno della lotta tra italiani, oltre che sotto quello della lotta degli italiani contro “lo straniero”. L’obiettivo di questo seminario è individuare e discutere ricerche, studi in corso o solo in parte pubblicati, che permettano di ampliare il più possibile questa prospettiva. Inoltre si vuole anche contribuire ad arricchire la conoscenza di alcuni dati, come quelli relativi alla quantità delle vittime, alla reciprocità e alla dimensione della violenza, al profilo delle scelte individuali e collettive. A derivarne dovrebbe essere un quadro di comparazione, basato sul confronto tra elementi come le forme di legittimazione dei cambi di regime, il peso delle tradizioni familiari e dei contesti territoriali, i materiali di progetti nazionali alternativi, la diffusione di reti culturali e la circolazioni di uomini o idee, gli aspetti sociali, le pratiche e della violenza.

 

 

Programma

Il seminario sarà diviso in sessioni, con un coordinatore e almeno un discussant, per un numero massimo di 16 relazioni.

 

 

Partecipazione

 

Le persone interessate dovranno inviare una proposta di relazione (4000 caratteri), indicando temi, problemi storiografici, fonti, allegando un breve curriculum (2000 caratteri).

Le proposte dovranno essere inviate entro il 30 marzo 2016.

Si darà comunicazione agli autori delle proposte accettate entro il 10 giugno 2016.

Gli autori dovranno inviare il testo della relazione (max 50.000 caratteri note incluse) entro il 1 ottobre 2016.

Ai partecipanti selezionati saranno garantiti vitto ed alloggio nei giorni del seminario da parte dell’ Università degli studi di Napoli Federico II  e dell’Università degli studi di Salerno.

A cura di

 

Marco Meriggi, Università di Napoli Federico II

Carmine Pinto, Università di Salerno

Segreteria ed informazioni

 

 

Proposte

Le proposte dovranno essere inviate alla mail risorgimentoinguerra@gmail.com

 

27-28.05.2015 _ Guerre e Nazioni tra Atlantico e Mediterraneo — 23 aprile 2015

27-28.05.2015 _ Guerre e Nazioni tra Atlantico e Mediterraneo

Guerre e Nazioni tra Atlantico e Mediterraneo, La fine del mondo borbonico e la formazione degli stati contemporanei (1806- 1920)

La formazione delle nazioni moderne e i grandi conflitti del XIX

secolo sono al centro di importanti riflessioni storiografiche

internazionali. Le sole vicende regionali sono considerate, per

molti aspetti, insufficienti per la comprensione dello sviluppo di

stati nazionali, di moderni movimenti politici e sistemi sociali. In

questa prospettiva l’implosione del sistema imperiale borbonico è

uno dei casi più interessanti, perché consente il confronto con la

crisi di un grande sistema imperiale e il lungo processo di consolidamento

di oltre una ventina di nuovi stati nazionali.

L’impero riformato da Carlo III fu uno dei luoghi di sperimentazione

di fenomeni che portarono alla formazione del mondo

moderno: rivoluzioni e controrivoluzioni, guerre internazionali e

conflitti civili, crisi di vecchi stati e fondazione di nuove nazioni.

Utilizzando questo paradigma, il Risorgimento, la creazione dei

nuovi stati americani o la modernizzazione della vecchia Spagna

imperiale sono un terreno di studio perfetto per comprendere

interconnessioni e interdipendenze, somiglianze e differenze tra

spazi e mondi a volte geograficamente distanti, ma anche per

aprire un confronto con alcuni dei migliori risultati della recente

storiografia internazionale sulle rivoluzioni di indipendenza, le

guerre civili, i nazionalismi, la formazione degli stati moderni.

Il paradigma della guerra, internazionale o civile, si presta allo

sviluppo di una prospettiva che analizza in un contesto comune la

crisi della monarchia e lo sviluppo degli stati nazionali. Il problema

del conflitto è funzionale a disegnare una comparazione

all’interno dello spazio borbonico e dei suoi eredi, attraverso

alcuni punti cruciali: il crollo di antiche istituzioni e i cambi di

regime, la formazione dei tradizioni politiche e la diffusione delle

ideologie, il problema delle guerre civili e dei conflitti internazionali,

la costruzione di reti culturali e la circolazioni di uomini o

idee, la costruzione di edifici nazionali e di memorie legittimanti.

Attraverso la lente del conflitto e delle sue articolazioni è possibile

spostare il problema dal contesto a quello più ampio delle

monarchie borboniche e dei nuovi stati che ne furono eredi,

ridefinendo anche l’utilizzo di concetti come quello di rivoluzione

e controrivoluzione, concentrandosi invece sulla trasformazione

di regni ed altri territori, in nuovi stati indipendenti o in nazioni

costituzionali monarchiche attraverso la contrapposizione tra

progetti nazionali opposti.

scarica qui il programma completo Pieghevole_ALGHERO_120 x 240 mm_agg. 21-04-2015

Nazione napoletana e nazione italiana. Identità, conflitti ed appartenenze da Carlo di Borbone all’Italia del Novecento — 22 marzo 2015

Nazione napoletana e nazione italiana. Identità, conflitti ed appartenenze da Carlo di Borbone all’Italia del Novecento

Scarica qui il programma

La definizione dell’Italia come “nazione multinazionale” è l’idea – base di questo incontro scientifico. L’unificazione della penisola non ha solo fatto emergere i dislivelli di statualità tra le formazioni politiche preunitarie, ma anche il pluralismo, difficilmente componibile, dei sensi di appartenenza nazionale. Ciò è tanto più vero nel caso di una plurisecolare nazione-Regnum come il Regno di Napoli, la cui identità forte è andata costruendosi su tre pilastri fondamentali: la lunga durata del sentimento di fedeltà monarchica, il primato della Capitale, il protagonismo dell’iniziativa politica delle istituzioni pubbliche rispetto a quella delle forze economiche e sociali. Un fenomeno consolidato nell’epoca borbonica, quando, insieme alle parallele ridefinizioni degli altri stati regionali, si formularono anche alternative alla realizzazione dell’unità nazionale italiana.

La storiografia italiana ha ampiamente evidenziato le ragioni della ricomparsa del regno di Napoli. Un’esperienza che, dopo la partenza di Carlo III, confluì nella lunga e travagliata epoca di Ferdinando IV e nel Decennio francese, mostrando l’esistenza di una organizzazione statale compiuta quanto la presenza di profondi movimenti di rinnovamento politico, capaci di sopravvivere alla crisi del Decennio e quella degli anni venti, definendo una idea statuale che nella stagione di Ferdinando II palesò il consolidamento di una monarchia nazionale.
Scopo del seminario è quello di approfondire i caratteri della nazione napoletana tra Sette e Ottocento, attraverso le voci della cultura politica meridionale, e il difficile passaggio dalla nazione napoletana alla nazione italiana. La transizione non si è configurata come passaggio lineare da…a…, piuttosto come una difficile coesistenza tra due sentimenti diversi di patria o come conflitto tra di essi. Il ritorno di interesse storiografico sui problemi delle origini della nazione, frutto di una oramai decennale discussione internazionale, consente di osservare i percorsi politici e culturali interni alla società meridionale e collocarli in una storia di lungo periodo in cui poterono formarsi, in un contesto fluido, appartenenze ed identità alternative.
Precisare i confini e i significati della nazione napoletana consente, inoltre, di raggiungere due obiettivi: la ricostruzione di un concetto-valore, che, per lo meno fino al 1848, ha rappresentato una realtà storica e un mito identitario per poi trasformarsi in invenzione della tradizione; l’identificazione delle fonti dei movimenti che oggi, con un attributo assai generico e onnicomprensivo, si definiscono neoborbonici o duosiciliani. Si tratta di un elemento che, in forme diverse, ha segnato non solo la storia meridionale, ma tutta quella italiana, come espressione minoritaria nella tradizione e nella cultura, affiorata nelle crisi più forti e nei momenti di rivendicazione del Mezzogiorno, ma anche presente in molti segmenti del più importante contributo intellettuale dell’ex regno alla storia italiana, il meridionalismo.

Guerra, Violenza e Mobilitazione Politica nel Mezzogiorno Risorgimentale (1820- 1870). — 26 gennaio 2015

Guerra, Violenza e Mobilitazione Politica nel Mezzogiorno Risorgimentale (1820- 1870).

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La guerra e la violenza politica sono al centro di un numero crescente di dibattiti e studi storici. L’interesse delle scienze sociali è cresciuto per la stringente attualità di questi argomenti,rinnovando le ricerche sul XIX secolo.

La guerra è stata un aspetto ineliminabile dei processi politici che condussero alla nascita delle società moderne poiché, nei contesti europei ed atlantici, gli stati nazione e i regimi liberali, si affermarono spesso attraverso guerre interstatali e civili, conflitti sociali e regionali.

La prospettiva della guerra e della violenza offre uno strumento interpretativo per indagare anche il caso italiano e la vicenda meridionale. In questa direzione, la complessa storia dei conflitti che portarono alla Unificazione italiana e alla distruzione dei vecchi stati della penisola pone ancora problemi importanti.

Il seminario vuole proporre un confronto su questo terreno, analizzando il ruolo della guerra, della violenza e della mobilitazione politica nel Mezzogiorno tra il 1820 ed il 1870, verificando questo paradigma senza negare altri importanti processi istituzionali, diplomatici, sociali.

Nel corso delle sessioni verranno sottoposti al confronto e discussi esclusivamente studi e ricerche in corso, non ancora pubblicati.

Cantieri sissco 2013 — 10 settembre 2013
guerre civili nell’età contemporanea — 9 aprile 2013
patriottismo, conflitto civile e rivoluzione — 30 maggio 2012