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La definizione dell’Italia come “nazione multinazionale” è l’idea – base di questo incontro scientifico. L’unificazione della penisola non ha solo fatto emergere i dislivelli di statualità tra le formazioni politiche preunitarie, ma anche il pluralismo, difficilmente componibile, dei sensi di appartenenza nazionale. Ciò è tanto più vero nel caso di una plurisecolare nazione-Regnum come il Regno di Napoli, la cui identità forte è andata costruendosi su tre pilastri fondamentali: la lunga durata del sentimento di fedeltà monarchica, il primato della Capitale, il protagonismo dell’iniziativa politica delle istituzioni pubbliche rispetto a quella delle forze economiche e sociali. Un fenomeno consolidato nell’epoca borbonica, quando, insieme alle parallele ridefinizioni degli altri stati regionali, si formularono anche alternative alla realizzazione dell’unità nazionale italiana.

La storiografia italiana ha ampiamente evidenziato le ragioni della ricomparsa del regno di Napoli. Un’esperienza che, dopo la partenza di Carlo III, confluì nella lunga e travagliata epoca di Ferdinando IV e nel Decennio francese, mostrando l’esistenza di una organizzazione statale compiuta quanto la presenza di profondi movimenti di rinnovamento politico, capaci di sopravvivere alla crisi del Decennio e quella degli anni venti, definendo una idea statuale che nella stagione di Ferdinando II palesò il consolidamento di una monarchia nazionale.
Scopo del seminario è quello di approfondire i caratteri della nazione napoletana tra Sette e Ottocento, attraverso le voci della cultura politica meridionale, e il difficile passaggio dalla nazione napoletana alla nazione italiana. La transizione non si è configurata come passaggio lineare da…a…, piuttosto come una difficile coesistenza tra due sentimenti diversi di patria o come conflitto tra di essi. Il ritorno di interesse storiografico sui problemi delle origini della nazione, frutto di una oramai decennale discussione internazionale, consente di osservare i percorsi politici e culturali interni alla società meridionale e collocarli in una storia di lungo periodo in cui poterono formarsi, in un contesto fluido, appartenenze ed identità alternative.
Precisare i confini e i significati della nazione napoletana consente, inoltre, di raggiungere due obiettivi: la ricostruzione di un concetto-valore, che, per lo meno fino al 1848, ha rappresentato una realtà storica e un mito identitario per poi trasformarsi in invenzione della tradizione; l’identificazione delle fonti dei movimenti che oggi, con un attributo assai generico e onnicomprensivo, si definiscono neoborbonici o duosiciliani. Si tratta di un elemento che, in forme diverse, ha segnato non solo la storia meridionale, ma tutta quella italiana, come espressione minoritaria nella tradizione e nella cultura, affiorata nelle crisi più forti e nei momenti di rivendicazione del Mezzogiorno, ma anche presente in molti segmenti del più importante contributo intellettuale dell’ex regno alla storia italiana, il meridionalismo.